Nel film IF Gli Amici Immaginari c’è un lavoro cromatico così delicato e intelligente che quasi non te ne accorgi… la tavolozza dell’infanzia è lì, a guidarti scena dopo scena, come quei colori che dentro casa cambiano l’atmosfera senza fare rumore. È un film che parla di immaginazione, certo, ma lo fa usando il colore come una voce narrante, capace di toccare corde che le parole non arrivano a sfiorare.
All’inizio, la vita di Bea è immersa in toni freddi e trattenuti. Grigi che sfumano nel blu, lilla appena accennati, bianchi sospesi. È la palette della paura, della prudenza, di chi ha bisogno di proteggersi. Quei corridoi d’ospedale così lattiginosi sembrano quasi sussurrare: “cammina piano, qui tutto fa rumore”. È il colore che racconta ciò che Bea non dice.
Crescere non significa smettere di vedere, ma imparare a guardare meglio.
Poi arriva la casa della nonna, un rifugio pieno di memoria. Beige morbidi, ocra leggero, verdi desaturati. È l’abbraccio del passato, il profumo di un luogo che non giudica ma accoglie. La tavolozza dell’infanzia si manifesta qui in tutto il suo calore. Qui il colore diventa calore, quella sensazione familiare che tutti cerchiamo quando ci sentiamo un po’ persi.
E quando si apre il mondo degli IF, esplode una palette diversa, vibrante, quasi tattile. Blu profondi che consolano, gialli luminosi che ridono, aranci che saltano, viola che sussurrano sogni. Ogni IF ha il suo colore, non come estetica ma come identità. Sono creature nate dall’immaginazione e i loro colori si muovono come emozioni in libertà.
Cal, invece, resta sospeso in una tavolozza tutta sua, neutri caldi, marroni soffici, verdi smorzati. Non appartiene più all’infanzia, ma non ha smesso di crederci davvero. La tavolozza dell’infanzia rimane con lui. È un ponte, un traghettatore, e il colore lo racconta prima ancora che lui parli.
C’è una scena, quella dell’acqua, in cui il blu diventa respiro. Non è il blu della paura, è il blu della liberazione. Un colore che apre, che lascia andare. È un momento semplice ma intensissimo, uno dei più belli dell’intero film.
E quando tutto si ricompone, il finale si illumina di colori pieni, caldi, finalmente vivi. La tavolozza dell’infanzia si rivela in tutta la sua bellezza.
Perché IF ci ricorda una cosa, crescere non significa dimenticare ciò che ci ha fatto sentire vivi. I colori, proprio come gli amici immaginari, restano con noi. Basta avere il coraggio di guardarli ancora.
Vieni a trovarci in negozio
o scrivici su
. ti aspettiamo in negozio!