Un brand che nasce a Barcellona e parla di casa
Quando progetto un interno e voglio una parete che racconti qualcosa, la carta da parati Coordonné mi torna spesso in mente. È un editore di rivestimenti murali nato a Barcellona nel 1978, con collezioni che dialogano anche con tessuti e finiture decorative, proprio come in una casa ben pensata ogni elemento si tiene per mano.
La forza del disegno sta nella varietà, non nella moda
Con la carta da parati Coordonné non scelgo solo un motivo, scelgo un linguaggio. Ci sono pattern ripetuti, texture più essenziali, ma anche murales che diventano scenografia e, cosa importante, possono essere adattati alle misure esatte della parete. In più, le collaborazioni con artisti e creativi portano quel guizzo d’autore che rende l’ambiente unico senza renderlo faticoso da vivere.
Coordinare davvero, come si faceva una volta
Il bello è che spesso non serve urlare per essere memorabili. Mi piace l’idea racchiusa nel nome, quella di disegni che si possono accordare tra loro, come un buon tessuto con una tinta piena scelta con criterio. È un modo di lavorare molto tradizionale, fatto di prove, campioni, luce reale e abbinamenti ragionati, non di scelte impulsive.
Anche la tecnica fa design, soprattutto nel quotidiano
Quando propongo la carta da parati Coordonné, guardo sempre dove andrà. Esistono supporti in TNT e varianti viniliche con finiture diverse, più robuste e pratiche. E la posa non deve spaventare, grazie alla base in tessuto non tessuto e alle colle cellulosiche, molte carte sono pensate per essere rimosse con facilità quando arriva il momento di cambiare.
In ingresso, in camera o in un bagno ospiti, basta una parete per cambiare ritmo alla casa.
LE COLLEZIONI CONSULTABILI IN NEGOZIO SONO:
Petra
Quando voglio dare a una stanza quel senso di permanenza che hanno le case di una volta, scelgo Petra. È una collezione che ragiona per materia e memoria, come se la parete fosse scolpita più che rivestita. La sento perfetta in un ingresso o in una zona pranzo dove vuoi mettere radici, perché lavora su toni minerali e su un ritmo visivo calmo, elegante, mai urlato. In progetto mi piace abbinarla a legni caldi, ottone satinato, lino grezzo e una luce morbida, quella che la sera accende le sfumature invece di appiattirle. Petra non fa scena, fa atmosfera, e l’atmosfera è ciò che rende una casa davvero tua. È la scelta che consiglio a chi ama il design contemporaneo ma non vuole perdere il gusto del tempo e della tradizione, quello che non passa mai di moda.
Pompei
Pompei è il mio modo preferito di portare in casa l’idea di classicità senza cadere nel museo. Qui c’è Roma, c’è il gusto per la decorazione, c’è quella teatralità raffinata che funziona benissimo in un living o in una camera importante. Mi colpisce il dialogo tra moda e interior, perché si sente una mano contemporanea che rilegge l’eleganza antica con leggerezza, come un abito ben tagliato che cade perfetto. In palette la immagino con terre calde, rossi bruciati, crema e nero profondo, magari con un marmo vero o anche solo con dettagli che lo richiamano. È una collezione che ti aiuta a costruire stanze piene, vissute, con un senso di racconto. Quando la applichi, la parete smette di essere sfondo e diventa architettura, e questo, per me, è il cuore del progetto.
Woodcraft
Woodcraft è calore, mestiere, mano. Ogni volta che la propongo penso alle falegnamerie di una volta, al legno che racconta venature, nodi, piccole imperfezioni nobili. È una collezione ideale quando vuoi dare profondità senza appesantire, soprattutto in studi, corridoi, camere da letto, ma anche in una cucina elegante dove il legno diventa un linguaggio e non un semplice materiale. Io la tratto come una boiserie immaginaria, la uso per “costruire” pareti che sembrano già arredate. Funziona benissimo con arredi sobri, ottimi tessuti naturali e colori neutri ben calibrati, dal corda al noce, fino ai grigi caldi. Woodcraft è quella scelta rassicurante che non stanca, perché parla la lingua delle cose fatte bene, con pazienza e proporzione. E quando una casa ritrova proporzione, ritrova anche pace.
Sarape
Sarape è energia controllata, la collezione che uso quando serve gioia ma con progetto, non con improvvisazione. L’ispirazione tessile si percepisce subito e questo la rende perfetta per dare carattere a una parete unica, magari dietro un tavolo da pranzo, in una stanza ragazzi, o in un angolo lettura che vuoi rendere speciale. Mi piace perché il colore non è mai fine a se stesso, sembra intrecciato, come se avesse struttura e spessore. In un interno tradizionale può diventare un colpo di teatro, in uno contemporaneo porta umanità e calore. La abbino spesso a legni medio scuri, terracotta, cuoio, e a bianchi sporchi che la fanno respirare. Sarape è quella scelta che ti fa sorridere ogni volta che entri in stanza, e una casa deve anche saper fare questo, accogliere con un gesto gentile e pieno di vita.
Ybarra Serret
Quando cerco una collezione che sappia unire disegno e atmosfera, senza perdere il senso della misura, mi affido spesso al mondo Ybarra e Serret. C’è un gusto da taccuino di viaggio, quel modo elegante di trasformare luoghi e cultura in pattern da vivere tutti i giorni. In progetto lo trovo perfetto per ambienti dove vuoi raffinatezza, come un salotto, una camera padronale, uno studio, perché il segno è presente ma non invadente. Mi piace anche perché dialoga benissimo con i materiali “veri”, il legno, la pietra, il ferro, i tessuti naturali, e ti permette di costruire palette tradizionali ma attuali, sabbia e verde salvia, blu profondo e avorio, bruno e crema. È una scelta da intenditori, di quelle che fanno dire “qui c’è una mano”, e in una casa fatta bene la mano si deve sentire.
Berber
Berber è una collezione che profuma di artigianato e paesaggi del Nord Africa, con quel fascino caldo e materico che rende gli interni immediatamente più umani. La cosa che adoro è il richiamo a trame naturali e texture vulcaniche, dune eleganti, segni grafici che ricordano alfabeti antichi, tutto con un gusto sofisticato che non diventa mai folklore. Quando la uso, progetto stanze con toni terra, sabbia, ocra, verde profondo, e lascio che la parete faccia il lavoro principale. È perfetta per un living, per una scala, per un corridoio lungo che vuoi trasformare in un racconto. Berber ha anche quel riferimento al Marocco caro a Yves Saint Laurent, e questo spiega bene l’equilibrio tra tradizione e glamour. Se vuoi un ambiente caldo, elegante e pieno di carattere, qui vai sul sicuro.
Lur
Lur è la collezione che scelgo quando voglio far entrare la natura in casa senza usare il solito verde decorativo. Qui c’è una forza primitiva, fatta di superfici, segni, materia, come se la parete fosse un frammento di paesaggio portato dentro, con rispetto e misura. In un progetto contemporaneo diventa un fondale sofisticato, in un progetto più classico aggiunge profondità e un’energia calma. La vedo benissimo in camera da letto, perché non disturba, accompagna, oppure in un ingresso dove vuoi dare subito identità. In palette mi muovo tra neutri caldi, grigi minerali, bruni, e qualche accento scuro ben piazzato. Lur funziona perché non ti chiede di cambiare casa, ti chiede di ascoltarla e di darle una pelle più vera.
Shibori
Shibori è poesia, ma una poesia concreta. Mi piace l’idea del tempo impresso sul tessuto, di forme organiche che sembrano nate dall’acqua e dalla mano, e infatti in stanza si comporta così, ammorbidisce gli spigoli e rende la luce più interessante. È una collezione perfetta per camere, bagni eleganti, zone relax, dove vuoi un ritmo visivo fluido, non geometrico. La tratto come un grande tessuto verticale, e spesso costruisco attorno una palette semplice, avorio, blu profondo, sabbia, qualche legno chiaro, così la parete resta protagonista senza diventare pesante. Se hai paura che una carta “segni” troppo, Shibori ti sorprende, perché avvolge invece di invadere. È la scelta giusta quando cerchi calma, ma una calma piena di personalità.
Rest Time
Rest Time è una dichiarazione gentile, progettare una casa che sappia riposare. La trovo bellissima per chi vive tanto fuori e vuole rientrare in uno spazio che rallenta il respiro. L’impronta creativa legata a Central Saint Martins si sente, c’è ricerca, c’è cultura visiva, ma resta tutto molto abitabile. La uso spesso in camera da letto, in un angolo lettura, perfino in un ingresso se vuoi impostare subito un tono più quieto. In palette consiglio colori morbidi, neutri caldi, beige, cipria, grigi luminosi, e materiali naturali che la fanno parlare meglio. Rest Time ti ricorda che il comfort vero non è solo un divano comodo, è un ambiente che non ti chiede attenzione, te la restituisce.
Random 2
Quando mi chiedono una carta da parati versatile, che sappia cambiare registro a seconda dell’arredo, io penso a Random Papers II. È una collezione da interior designer perché ti dà libertà, puoi usarla in modo discreto come texture di fondo oppure farla diventare protagonista con un taglio deciso. La sento ideale in case dove c’è mix, vintage e nuovo insieme, perché sa dialogare con tutto senza perdere carattere. Mi piace abbinarla a pareti tinteggiate in toni pieni ma morbidi, così il risultato resta equilibrato. È anche una scelta intelligente quando hai dubbi, perché ti fa partire con un passo sicuro e poi costruisci sopra, con quadri, luci, tessuti. Random Papers II è un invito a progettare senza rigidità, ma con gusto, e il gusto, alla fine, è proprio questo, saper mettere insieme le cose come se fosse sempre stato così.
Lattice
Lattice è architettura sulla parete. Io la uso quando voglio ordine, ritmo e una sensazione di spazio disegnato, come una griglia elegante che mette tutto a posto senza diventare fredda. È perfetta per un corridoio, un ufficio, una sala da pranzo moderna, ma funziona benissimo anche in un contesto più tradizionale se la abbini a cornici, legni scuri e tessuti importanti. In palette la immagino con bianchi caldi, nero profondo, verdi bottiglia, blu notte, e qualche accento metallico molto discreto. Lattice è quella scelta che valorizza gli arredi invece di competere con loro, e questa è una regola antica del buon progetto, la parete deve sostenere, non gridare. Se vuoi una casa elegante, composta, con un’impronta da rivista ma abitabile, qui trovi un alleato serio.
Coco Dávez
Coco Dávez è una collezione che porta colore come gesto positivo, grafico, contemporaneo. La uso quando serve una scossa felice, ma controllata, perché il segno è pulito e il risultato resta sempre di design. È ideale per una stanza creativa, un home office, una cameretta pensata bene, o anche un piccolo bagno dove vuoi un colpo di luce. Il mio consiglio è trattarla come un’opera, scegli una sola parete e costruisci attorno una palette essenziale, così la carta diventa la parte artistica e tutto il resto la incornicia. Mi piace abbinarla a laccati opachi, legni chiari, dettagli neri sottili, e una bella illuminazione calda. È la prova che il colore non è infantile né casuale, se lo metti nel posto giusto diventa identità.
Aracne
Aracne mi fa pensare alla pazienza di chi intreccia. È una collezione che parla di trama, di segno sottile, di equilibrio, e per questo la trovo perfetta quando vuoi raffinatezza senza ostentazione. In una camera da letto diventa quasi un velo, in un living elegante aggiunge profondità, in un ingresso dà subito quel senso di casa curata. Mi piace lavorarla con materiali morbidi, velluti opachi, lino, legni scuri, e qualche metallo satinato. Il bello è che Aracne non ti impone una palette, ti accompagna, e ti permette di creare interni tradizionali moderni, quelli dove senti la qualità ma non vedi l’effetto speciale. È una scelta da chi ama i dettagli, perché è nei dettagli che si riconosce un ambiente progettato davvero.
Raffias
Raffias+ è la mia risposta quando un cliente mi dice voglio materia, voglio naturale, voglio che la parete sembri vera. Qui la raffia diventa linguaggio decorativo, caldo, elegante, con quella vibrazione tipica delle fibre intrecciate che cambia con la luce. È perfetta in soggiorno, in camera, ma anche in un corridoio importante, perché ti fa subito sentire la casa più accogliente. Io la abbino a colori caldi e polverosi, crema, sabbia, tortora caldo, verde salvia, e la faccio dialogare con legni, ceramiche, tessuti spessi. È una scelta tradizionale nel senso migliore, perché parte dalla materia, come facevano i maestri, prima si sceglie la sostanza e poi si rifinisce lo stile. E quando parti dalla sostanza, sbagli molto meno.
Tactus
Tactus è una collezione che io consiglio a chi vuole vivere la parete, non solo guardarla. L’idea è chiarissima, la texture come esperienza sensoriale, dalle fibre tessili naturali alla raffia, fino a effetti marmorei più solenni. In progetto è una carta potentissima perché ti permette di dare tridimensionalità anche con colori molto tranquilli. La vedo benissimo in zone giorno eleganti, in testata letto, in studi, ovunque tu voglia un fondo sofisticato che regge anche arredi importanti. La regola che seguo è semplice, con Tactus basta poco, una bella luce radente, una palette pulita, materiali veri, e la stanza si alza di livello da sola. È il tipo di collezione che rende immediatamente più ricca una casa, senza farla sembrare finta.
Random mettallics 2
Random Metallics II è il trucco elegante per portare luce dove la luce manca. Non parlo di brillantezza da vetrina, parlo di riflessi irregolari, profondi, che danno volume e fanno sembrare lo spazio più grande e più prezioso. Io la uso in ingressi, corridoi, vani scala, anche dietro un divano importante, perché con l’illuminazione giusta diventa quasi scenografia. È perfetta con palette scure, blu notte, verde bottiglia, antracite caldo, ma funziona anche con neutri chiari se vuoi solo un velo di luce. La cosa bella è che il metallo, se dosato bene, è un gesto classico, come l’oro nei palazzi storici, cambia solo il linguaggio. E infatti questa collezione ti fa ottenere proprio quello, un lusso misurato, credibile, da casa ben progettata.
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